Sull' eredita di Imre Gyöngyössy i due registi ungheresi hanno proseguito l'ardua missione. Tanti film sono seguiti dopo la sua scomparsa, realizzati da Katalin Petényi e da Barna Kabay e tutti sulla linea che mostra un'acuta sensibilitá nei confronti delle vicende umane, degli atteggiamenti, e dei problemi ad esse connessi. Anche nel campo del documentario si ravvisa questo indirizzo.

"Il Mediatore" é una documentazione straordinaria sul monastero di Pannonhalma attraverso la testimonianza dell'Arciabate Astrik. Un film che affronta il tema religioso in un contesto che tende alla riconciliazioni tra la chiesa cristiana, ortodossa, protestante ed ebraica. Il film ha un'estrema attualitá considerato il fatto che va incontro alla libertá di religione e ad una pacifica convivenza fra le varie credenze.

Nelle condizioni attuali, affrontare un argomento del genere sottolinea l'intenzione di rispettare tutte le confessioni religiose senza che si arrivi all'intolleranza se non proprio ad un'assurda conflittualitá.

Mettendo in atto un modello equilibrato di cinema, il film di Katalin Petényi e Barna Kabay riesce a non prevaricare vale a dire a non creare preferenze verso l'una o l'altra concezione religiosa.

Ma il merito di questo film sta anche nell'avere tenuto conto di una struttura narrativa interna come per i film di fiction. Vi é infatti nel telaio della struttura una trama affabulativa che via via si sviluppa, cresce e poi, come per i film d'intreccio, si avvia alla fine.

Appare inoltre assai curato l'aspetto iconografico: la pregnanza figurativa delle suggestive inquadrature diventa vera e propria ragione che richiama veri e propri quadri d'esposizione. Inoltre l'atmosfera che si stabilisce anche attraverso le suadenti parole del Arciabate Astrik del Convento, mette in condizoni lo spettatore di apprezzare il tutto con la migliore disposizione d'animo.

E' questo, insomma, un film sulla tolleranza e sulla pace: due qualitá di cui oggi si sente l'urgente bisogno.

Sergio Micheli

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